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lunedì 26 dicembre 2016

SOLO 30MILA AZIENDE ITALIANE HANNO UN ECOMMERCE (IN FRANCIA SONO 800MILA)

20 Milioni di italiani fanno acquisti online e la maggior parte di questi soldi vanno all’estero perchè ancora troppe poche aziende hanno capito l’importanza dell’eCommerce, solo 30mila.


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C’è un grosso problema: stiamo perdendo terreno nel settore più dinamico del commercio mondiale.

Regno Unito, Germania e Francia si accaparrano il 67% della torta delle vendite digitali europee, l’Italia solo il 3,7%”, ha dichiarato Roberto Liscia, presidente del consorzio Netcomm, durante il ‘Salone dei pagamenti’.

Somma minima se pensiamo che in francia sono circa 800mila le aziende che vendono online, quindi da una parte il nostro paese è popolato da aziende non ancora 2.0 dall’altra gli utenti che comprano online sono in netto aumento rispetto al 2015, si stima circa 20 milioni di fatturato, +18% rispetto all’anno scorso.

In Italia però la colpa dell’incapacità di molte imprese di vendere online non è solo colpa del fattore economico, molto è dovuto ad un fattore culturale. Le aziende italiane sono ancora convinte che il contatto diretto sia la chiave del successo, certo è sicuramente molto importante ma non è più l’unico.

Un imprenditore 2.0 è infatti in grado di gestire sia il contatto diretto con il consumatore in maniera fisica, nel negozio tradizionale, che online, incrementando così le vendite che i clienti che così potrebbero accedere al suo negozio da ogni parte del mondo.

Fonte: Salone dei pagamenti



ARGOMENTO CORRELATO:

E-COMMERCE: SARÀ PIÙ FACILE PER LE PMI VENDERE IN EU

venerdì 23 dicembre 2016

L'E-PAYMENT PRENDE IL VOLO: BUSINESS DEI PAGAMENTI DIGITALI VERSO I 26 MILIARDI

I pagamenti digitali spiccano il volo in Italia, a quota 175 miliardi di euro nel 2015 (+12,2% rispetto all'anno precedente) e pari a oltre il 22% dei consumi delle famiglie. È quanto emerge dal rapporto "I pagamenti digitali in Italia", pubblicato in collaborazione con CartaSi, Consorzio CBI, Intesa Sanpaolo, PayPal e TIM. Lo strumento preferito dagli italiani continua a essere il contante (430 miliardi di euro), con cui si pagano il 56% dei consumi, ma che in numero di transazioni rappresenterebbe oltre l’80% delle transazioni.


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"Negli ultimi due anni la crescita dei pagamenti elettronici con carta ha superato le attese (+10,2% nel 2014 e +12,2% nel 2015), tanto da crescere a un ritmo maggiore di quello della media in Europa (intorno al 7-8%), sintomo probabilmente di un principio di cambiamento culturale nei consumatori italiani e di un effetto trascinamento del decreto ‘obbligo POS’ che ha generato un cambio di atteggiamento anche negli acquirenti” afferma Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano. “Tenendo conto che il nostro Paese ha parecchio terreno da recuperare rispetto agli altri Stati europei, ed ipotizzando una crescita che nei prossimi tre anni si mantenga in linea con quella dell'anno appena trascorso, ossia intorno al 12,1%, stimiamo che i pagamenti con carta nel 2018 potrebbero raggiungere i 246 miliardi di euro".

L’Italia gode di un'ottima base infrastrutturale per l'accettazione di pagamenti digitali e di una buona diffusione di carte di pagamento tra la popolazione, in linea o superiore ai Paesi europei più sviluppati. Nel 2015 cresce il numero di carte in circolazione (87 milioni, +1% rispetto al 2014), mentre il numero dei POS decresce leggermente (circa 1,76 milioni, rispetto agli 1,88 milioni del 2014) probabilmente a causa di una dismissione di terminali datati censiti ma già non operativi.

mercoledì 21 dicembre 2016

OSSERVATORIO CARTA SI: CRESCE L'ECOMMERCE

Acquisti con carta: spesa media +4,3% nel 2017 (+ 4,5% nel 2016)



CartaSi, azienda attiva in Italia nei pagamenti elettronici, ha pubblicato il Rapporto previsionale dell’Osservatorio acquisti di CartaSi, strumento di osservazione dei fenomeni di spesa, delle caratteristiche e dei comportamenti dei consumatori con carta di pagamento. In particolare, il Rapporto Previsionale, oltre ai dati di fine 2016, analizza le dinamiche di spesa media con carta (di credito e prepagate) attese per il 2017.

Osservatorio CartaSi: i settori abbigliamento e calzature

Dai dati risulta che dopo la chiusura a +4,5 percento del 2016, nel 2017 è prevista una crescita della spesa media del +4,3 percento: sostanziale stabilità quindi, con il lieve rallentamento dovuto al fisiologico rientro delle dinamiche di crescita del canale ecommerce che, dopo il +16,4 percento del 2016, segnerà +14 percento nel 2017. Il canale fisico, come spiega il management di CartaSi in una nota, vedrà invariata la crescita di quest’anno: +1,6 percento.

In termini di composizione settoriale, si legge nella nota di CartaSì, resteranno in evidenza il dettaglio non alimentare (+11,6 percento nel 2017, +18,4 percento nel 2016) e i servizi vari, specialmente i servizi postali (+ 9,4 percento nel 2017, + 13,1 percento nel 2016).

Una buona spinta, l’anno prossimo, arriverà dalla ripresa delle spese in telecomunicazioni (+3,7 percento nel 2017, + 0,4 percento nel 2016), mentre i comparti legati al turismo continueranno a registrare una crescita più moderata anche se crescente. I beni per la casa manterranno un segno negativo (-2 percento nel 2017 dopo il -4,8 percento nel 2016), mentre i settori abbigliamento/calzature aumenteranno debolmente (+1,2 percento nel 2017 vs +1,4 percento nel 2016).

Per quanto riguarda le aree geografiche le spese con carta nel Nord Italia, si legge nel comunicato, "crescono oltre la media nazionale (con punte di +8,7 percento del Trentino Alto Adige, +6 percento del Friuli Venezia Giulia, + 5,3 percento della Lombardia, +5,6 percento del Veneto), mentre nel Sud e nelle Isole rallentano (dal -0,1 percento previsto per Basilicata e Calabria, al +0,6 percento della Sardegna, fino al +1,2 percento della Campania).

Nonostante quindi un approccio cauto delle famiglie italiane nelle scelte di consumo, la specificità del target dei possessori di carta di credito e prepagate ed il forte contributo del “digitale” portano a mantenere sostanzialmente stabile il tasso di sviluppo delle spese con moneta elettronica a spendibilità internazionale.



venerdì 2 dicembre 2016

E-COMMERCE: SARÀ PIÙ FACILE PER LE PMI VENDERE IN EU

Diventa più facile acquistare on line (e dunque vendere) prodotti tra gli Stati membri. La bozza di regolamento approvato elimina le discriminazioni di residenza o nazionalità e apre ai consumatori le porte dell’e-commerce. Gozi: Italia fondamentale per raggiungere l’accordo


Buone notizie per le aziende che intendono internazionalizzare e vendere attraverso l'ecommerce: non ci saranno più discriminazioni geolocalizzate. Né blocchi o restrizioni. 

Il consiglio Ue sulla competitività ha approvato la proposta della Commissione di abbattere le frontiere dell’ecommerce, mettendo al bando tutte le pratiche di «geoblocking» e rendendo gli acquisti online liberi tra i 28 Paesi membri. 

Si potrà fare shopping su siti e portali diversi da quelli del proprio Paese e sarà impossibile bloccare i pagamenti a causa di carte di credito estere. 

Con le nuove regole i commercianti su internet non potranno più discriminare tra i consumatori sulla base della loro residenza su prezzi, offerte, termini e condizioni d’acquisto quando le merci - dai pacchetti vacanze all’abbigliamento - sono consegnate nel Paese dell’acquirente o dove d’accordo con l’acquirente, per servizi elettronici come cloud e web-hosting ma non quelli protetti da copyright, e servizi ricevuti dal consumatore nel Paese dove opera il commerciante, come hotel, eventi sportivi, biglietti per spettacoli o parchi d’attrazioni. 

L’accordo Ue dovrà ora essere negoziato con l’Europarlamento.




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Di seguito potrete scorrere  altri risultati, compresi quelli dei paesi esteri, che forniscono dati interessanti sul comportamento degli utenti in modo da fare previsioni su quello che sarà lo scenario del mercato globale paese per paese sull'utilizzo del web come mezzo di comunicazione, marketing e vendita.




lunedì 28 novembre 2016

COME FUNZIONA E A COSA SERVE UN ECOMMERCE?

In Italia la diffusione dell'e-commerce ha prodotto radicali cambiamenti nella società, in particolare nella modalità di acquisto e di vendita, basti pensare alla diffusione del Black Friday, nato online e ora passato anche nel commercio offline. Prima però di fare soldi con un nuovo e-commerce, quali sono gli ingranaggi per far decollare il tuo business?


Cos’è un E-Commerce? 

 Un eCommerce è un sito che dà la possibilità, a chi lo visita, di fare acquisti. Capire come funziona un eCommerce, significa agevolare chi compra e fornire un servizio ottimale nel contesto web.

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Come funziona un E-Commerce?

La prima cosa da fare è la più semplice e complicata allo stesso tempo: identificare cosa si intende vendere e quale è il core business legato all’e-commerce che andremo a creare. Una volta definiti gli obiettivi e individuato il target a cui si rivolge l'offerta, è possibile dedicarsi agli aspetti tecnici legati all'attività. Per aprire un negozio online è necessario avere un hosting che disponga di un buon spazio web e, un dominio, che possiamo paragonare all’indirizzo di un qualunque negozio tradizionale.
Dopo questi primi passi è opportuno integrare i metodi di pagamento e dotarsi di strumenti di analisi delle performance del proprio sito web, come Google Analytics. Gestire uno store online presuppone anche la capacità di saper far fronte a tutte quelle attività complementari che vanno dalla logistica, al customer care, alla promozione.
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Cosa serve per aprire un eCommerce? 

Per rendere operativo il nostro e-commerce, oltre all’hosting e al dominio, servono diversi altri elementi:
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  • una piattaforma software per sviluppare e dar vita all'e-commerce, cioè i sistemi pensati per gestire al meglio gli aspetti tecnici che sottendono l'interazione tra utente e amministratore. Il web offre molteplici possibilità, è opportuno scegliere la soluzione più adatta a specifiche esigenze di business. I più diffusi sono Woocomemrce, Prestashop e Magento 
  • un magazzino, che si rivela utile, se non fondamentale, se l'offerta è rappresentata da prodotti fisici. 
  • un corriere per le spedizioni: è opportuno non sottovalutare questo servizio in quanto rappresenta un elemento importante per la soddisfazione del consumatore finale, a maggior ragione se vendiamo prodotti fisici. 

Tutti questi elementi lavorano insieme nell'ambito della vendita online. Sembra abbastanza semplice ma non lo è. È fondamentale trovare la giusta combinazione tra i vari elementi, in modo da fornire agli utenti la miglior esperienza d'acquisto.

lunedì 21 novembre 2016

BOOM DI E-COMMERCE MOBILE GRAZIE A INTERNET DELLE COSE E STRUMENTI ANALISI PREDITTIVA

Le tecnologie convergenti possono raccogliere, integrare e analizzare i dati dei consumatori per ottenere informazioni preziose su consumatori specifici.
 

MILANO – 22 novembre 2016 – Con l’esplosione dell’e-commerce mobile, il numero di canali di comunicazione online e il volume di dati dei consumatori si stanno moltiplicando, portando gli sviluppatori di software a progettare piattaforme in grado di raccogliere e analizzare i dati provenienti dai diversi canali. Alcune delle tecnologie che consentiranno maggiormente alle aziende di migliorare le proprie comunicazioni e transazioni di e-commerce mobili sono: strumenti di analisi dei Big Data, Internet delle cose (IoT), comunicazioni omni-canale e strumenti di analisi predittiva.

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Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata Next Generation Technologies for Mobile E-commerce , rileva che le imprese utilizzano risposte automatizzate basate su trigger specifici per personalizzare e individualizzare le proprie conversazioni con i clienti. Ciò si traduce in maggiori tassi di conversione degli acquirenti in clienti, espandendo la base dei clienti delle aziende e rafforzando la fedeltà al marchio.

“Mentre gli strumenti di analisi predittiva analizzano i volumi di Big Data raccolti dagli acquirenti, Internet delle cose arricchisce gli strumenti di analisi predittiva raccogliendo dati da diversi punti di contatto con i consumatori, tra cui i negozi fisici, i siti web e i contatti telefonici”, afferma Mike Valenti, analista del gruppo TechVision. “L’integrazione di queste tecnologie supporta l’obiettivo delle vendite omni-canale e crea un’esperienza di shopping senza soluzione di continuità, indipendentemente dal canale scelto.”

Molte piccole e medie imprese non conoscono i volumi dell’ecommerce mobile e credono di avere bisogno di personale con competenze tecniche elevate per gestire le transazioni e i dati. Le aziende trovano difficile costruire un ponte tra l’e-commerce realizzato sui dispositivi mobili e le comunicazioni desktop. Troveranno più semplice muoversi tra i due canali non appena inizieranno a considerare l’e-commerce mobile come un elemento complementare ad altri tipi di commercio online, piuttosto che un’entità separata o concorrente.

Nel frattempo, lo sviluppo di piattaforme tecnologiche omni-canale si sta rivelando fondamentale per l’e-commerce e il marketing mirati. È importante che le campagne marketing siano personalizzate e indipendenti dalla piattaforma per adattarsi ai dispositivi preferiti dai clienti. Le tecnologie di conversione tra diversi dispositivi rendono possibile per le aziende accedere a preziosi dati dei clienti provenienti da diversi dispositivi.

“Una delle sfide principali della gestione dei contenuti su diversi dispositivi è la varietà di dimensioni dello schermo su cui sono mostrati i dati interattivi”, osserva Valenti. “Ciò ha alimentato l’innovazione dei template responsivi che forniscono interfacce facili da usare su laptop, tablet e/o smartphone.”

Un’altra interessante aggiunta all’esperienza dell’e-commerce mobile è la realtà aumentata (AR). Utilizzando questa tecnologia, un acquirente online può provare virtualmente il prodotto, come ad esempio vedere il modo in cui una collana apparirà sull’acquirente o vedere una nuova automobile dal punto di vista del conducente. Consentire ai clienti di salvare le proprie esperienze di realtà aumentata su un dispositivo mobile aggiunge un nuovo punto di collegamento tra l’azienda e i propri clienti.

Le aziende stanno anche affrontando la questione importante della sicurezza, poiché smartphone e tablet possono essere colpiti da attacchi informatici o persino rubati per accedere alle informazioni riservate contenute. Le aziende ora offrono un accesso biometrico all’e-commerce mobile che migliora di gran lunga la sicurezza e la velocità delle transazioni.

Lo studio “Next Generation Technologies for Mobile E-commerce”, parte del servizio in abbonamento TechVision, fornisce un resoconto dettagliato delle tendenze tecnologiche che sosterranno l’espansione dell’e-commerce mobile dal 2016 al 2020.

Il programma globale TechVision di Frost & Sullivan è focalizzato sull’innovazione, il cambiamento e la convergenza e fornisce una serie di avvisi, newsletter e servizi di ricerca basati sulla tecnologia, oltre a servizi di consulenza per la crescita. L’offerta premium del programma TechVision identifica e valuta le più importanti tecnologie emergenti e rivoluzionarie con un potenziale di applicazione a breve termine. Una caratteristica unica del programma TechVision è una selezione annuale di 50 tecnologie che possono generare scenari di convergenza, possibilmente rivoluzionare il panorama dell’innovazione e guidare la crescita trasformazionale.


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giovedì 3 novembre 2016

INSTAGRAM È LA NUOVA FRONTIERA DELL'ECOMMERCE?



Buone notizie per gli amanti dello shopping, meno per il loro portafoglio. Instagram ha infatti annunciato sul suo blog una nuova funzione dedicata allo shopping che permetterà agli utenti di navigare il feed e acquistare allo stesso tempo.

Cos'è Instagram?

Instagram è un social network che permette agli utenti di scattare foto, applicare filtri, e condividerle su numerosi altri servizi social, compresi Facebook, Twitter, Tumblr, Flickr, Swarm e Posterous. Instagram all'inizio presentava la peculiarità del formato fotografico quadrato a cui spesso si aggiungeva, sul bordo superiore e inferiore dell'immagine o su quelli laterali, uno spesso margine bianco e tale caratteristica visiva ricorda vagamente lo storico formato cartaceo Polaroid a sviluppo istantaneo. Negli ultimi aggiornamenti è stata data la possibilità di mettere un formato a piacimento, fino a un certo limite di altezza e larghezza.

L'applicazione, è stata lanciata il 6 ottobre 2010 inizialmente disponibile solo su iOS. È compatibile con qualsiasi iPhone, iPad o iPod Touch avente iOS 3.1.2 o superiore. Dal 3 aprile 2012 è disponibile anche per i dispositivi che supportano Android, dalla versione 2.2 o superiore. Nel 2012 l'azienda è stata comprata per un miliardo di dollari da Facebook.Inc

Alcune funzioni di instagram sono:
  • Possibilità di scattare foto con filtri in alta definizione per avere foto migliori.
  • Possibilità di supportare fotografie più grandi.
  • Possibilità di geolocalizzare e taggare foto.
  • Direct, ovvero inviare una foto a un utente senza pubblicarla.

Sfruttando gli hashtag è possibile categorizzare la propria foto per argomento e renderla ritrovabile ad esempio all’interno di una community di appassionati che raccoglie le proprie foto basandosi su una parola chiave dedicata. Recentemente instagram ha introdotto i tag nelle foto, prendendo esempio da Facebook e consentendo così agli utenti di “taggare” i propri amici nelle foto, ossia “etichettare” la foto con i nomi degli amici fotografati.

L’e-commerce su Instagram



Il funzionamento sarà il seguente: i rivenditori potranno taggare fino a cinque prodotti nelle loro immagini, che diventeranno “shoppable“. Gli utenti potranno vedere gli oggetti in vendita con un tap, che mostrerà loro descrizione e prezzo e il bottone “Shop Now“, una call to action che porterà alla relativa pagina prodotto dello shop online del brand. Dato che Instagram è fondamentale per brand che si occupano di fashion e di food, poter taggare i prodotti in modo da invogliarne l’acquisto “istintivo” è sicuramente importante.

A sperimentare la nuova caratteristica, attualmente in fase di test per i possessori di iOS del mercato americano, saranno gli shopping partner di Instagram, tra cui Levi’s, JackThreads, Kate Spade, Warby Parker e Coach.

La nuova funzione è stata subito apprezzata da questi retailer, che hanno lasciato a Instagram alcune dichiarazioni. Il CMO di JackThreads, ad esempio, ha affermato che la loro community utilizza Instagram come una piattaforma per trovare ispirazioni e questo test di foto acquistabili permetterà alle aziende di cambiare scopi e metodi di comunicazione online avvicinandosi ancora di più ai loro utenti, raggiungendoli esattamente nel luogo in cui stanno già cercando qualcosa di nuovo e interessante.

Anche il co-founder e co-CEO di Warby Parker si è dimostrato entusiasta, dichiarando che la loro azienda e Instagram hanno una tendenza simile ad avvicinarsi al bello e al design e a nuove esperienze e che sperimenteranno con piacere la nuova caratteristica in quanto sono gli stessi utenti, spesso, a chiedere di inviare link alla pagina prodotto o maggiori informazioni di acquisto sugli oggetti nelle fotografie.

Vikyanna sta seguendo con attenzione l’evoluzione del mondo dell’e-commerce e mette a disposizione degli imprenditori la sua esperienza. Contattaci chiamando al numero verde o compilando il form che trovate a questo link.




martedì 25 ottobre 2016

L'ECOMMERCE IN EUROPA :OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE ITALIANE

Quanto vale l’e-commerce in Europa? Chi sono le persone che acquistano online? A queste domande risponde l’Ecommerce Foundation con un suo studio. Su 685 milioni di europei sopra i 15 anni, il 43%, pari a 296 milioni, acquista su internet. Il paese che spende di più è la Gran Bretagna, con un totale di 174.357 milioni di dollari, mentre la spesa complessiva europea è di 505.1 miliardi di dollari, con un aumento del 13,3% rispetto al 2014. La spesa media per persona è di 1709 dollari.



In Italia ci sono 17,7 milioni di e-shoppers, pari al 34% della popolazione sopra i 15 anni. Nonostante l’Italia non brilli per performance logistiche, ottenendo la 20° posizione in classifica, gli italiani spendono principalmente in vestiti, oggetti per la casa e il giardinaggio e per l’intrattenimento. I servizi più comprati online sono ticket aerei e accomodation, categoria che include sia le stanze di hotel sia le camere affittate con Airbnb. Nonostante questi dati incoraggianti, l’Italia non viene percepita come un paese in cui è facile pare impresa, infatti risulta 45° in classifica.

Vikyanna è in grado di aiutare chiunque voglia vendere i suoi prodotti e servizi con un e-commerce, portandolo nella condizione di incrementare agevolmente i propri ricavi. Contattateci per scoprire cosa i nostri esperti possono fare per voi.









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venerdì 21 ottobre 2016

E-COMMERCE IN CINA: IL TUO SITO WEB È PRONTO?

Il vostro e-commerce è preparato per approdare nel Celeste Impero? Con il nostro rapido test saprete se il vostro sito web  è pronto per il mercato online della Cina.


Le sfide e le minacce che i business tradizionali devono affrontare continuano ad aumentare. Al contrario, le piattaforme per l'ecommerce sono in rapida crescita in tutto il mondo permettendo a nuove attività di emergere in molti mercati nonostante siano consolidati, creando nuove opportunità   di business a imprenditori e professionisti.

Nonostante le aziende con un sito di ecommerce in Italia siano appena il 6% sul totale, queste sono circa 16 mila e, quest'anno,  raggungeranno un fatturato vicino ai 10 miliardi di euro!

Anche la percentuale di quelle attive anche su mercati esteri è aumentata. L’incremento più significativo riguarda il mercato online della Cina, con una presenza di quasi il 10% del totale delle aziende italiane, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente.

La Cina infatti, offre grandi opportunità e spazio per il commercio online, il traffico dati e di conseguenza le vendite, hanno ottime chance per crescere in tempi rapidi. Secondo il National Bureau of Statistics cinese, nel primo trimestre del 2016 le transazioni online di beni di consumo, hanno raggiunto 1,025 miliardi di Yuan, registrando un incremento sulle vendite del 27,8% su base annua.

COME E DOVE INVESTIRE IN CINA

Gli investimenti più promettenti sono stati registrati nelle zone rurali del Paese, con un aumento dell’11% sulle vendite totali di beni di consumo online nel solo primo trimestre del 2016. Il potere di acquisto degli utenti in queste zone è influenzato soprattutto dallo sviluppo delle infrastrutture di rete all’interno del territorio cinese. Il Governo Cinese ha infatti deciso di puntare sull’e-commerce per far crescere l’economia del Paese e, per farlo, intende sviluppare un’infrastruttura di rete che possa coprire il 98% del territorio rurale cinese entro il 2020.



Le incoraggianti politiche economiche cinesi si traducono in grandi opportunità per lo sviluppo di un e-commerce in Cina, perché connessioni stabili significano soprattutto più compratori desiderosi di sfruttare il web per fare acquisti online!

Alla luce di questi dati sembra quasi che la vendita on-line in Cina non presenti che vantaggi, ma non è così.

Avviare un processo di internazionalizzazione delle vendite attraverso una piattaforma e-commerce non è semplice, men che meno in un difficile mercato come quello cinese. Difatti, tutti i problemi legati alla distribuzione dei contenuti e alla loro censura da parte del Great Firewall, continueranno a persistere nonostante lo sviluppo delle infrastrutture di rete promesso dal Governo Cinese.

Il “Great Firewall” filtra e censura i contenuti web provenienti da siti che si avvalgono di hosting fuori dal territorio cinese. È il maggior ostacolo alla distribuzione di contenuti in Cina e può incrementare i tempi medi di visualizzazione delle pagine anche del 50%.

A conferma delle difficoltà da affrontare, per raggiungere il successo con un e-commerce in Cina, c’è un nostro recente studio da quale emergono dati a dir poco scoraggianti, ne citiamo un paio:
  • solo il 60% dei siti web non cinesi si carica in meno di 24 secondi;
  • l’85% dei siti web europei delude le aspettative degli utenti cinesi;
Gli standard sulle performance web degli utenti in Cina sono difatti molto rigidi, e difficilmente raggiungibili dai siti web europei, basti pensare che il tempo medio di caricamento di un sito web italiano in Cina è di circa 34,32 secondi e che l’utente medio cinese, si spazientisce dopo appena 23 secondi, abbandonando (in alcuni casi per sempre) il sito web.

IL TUO SITO WEB È PRONTO AL MERCATO CINESE?

Non c’è bisogno di uno scienziato per comprendere quanti potenziali clienti vengono persi ogni minuto a causa dei lunghi tempi di caricamento dei siti europei in Cina. Lasciarsi sfuggire opportunità di business e potenziali clienti è un danno insostenibile per qualunque azienda eppure, molti imprenditori, soprattutto europei sottovalutano la portata e gli effetti delle scarse performance web sulla credibilità del loro brand in Cina.

È dunque di fondamentale importanza per un’azienda che voglia aprire una piattaforma e-commerce per il mercato cinese, conoscere i principali indici di prestazione del proprio sito web, come:
  • velocità di caricamento;
  • tempo di attesa (prima che sia possibile interagire con il sito);
  • quali sono i contenuti che vengono bloccati dal Great Firewall.
Testa la velocità del tuo sito web o ecommerce con questo tool di Google 

Vikyanna può mettere nella condizione la vostra azienda ad espandervi sui mercati internazionali

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martedì 18 ottobre 2016

ECOMMERCE E TURISMO: UN AFFARE DA 52 MILIARDI DI EURO

Nel 2016 gli acquisti e-commerce effettuati  solo da mobile-smartphone sfiorano i 3,3 miliardi di euro (suddivisi tra il 63% dei prodotti ed il 37% dei servizi), con una crescita del 63% rispetto al 2015. Negli ultimi tre anni il mercato è triplicato, a conferma dell’importanza di questo canale per il consumatore.


Per i prodotti giocano un ruolo importante sia i siti con modelli di business in cui conta l’istante d’acquisto (ad esempio i siti delle flash sales) sia le iniziative (marketplace in primis), siti che hanno investito per offrire una customer experience semplice ed efficace su questo canale. Per i servizi è invece preponderante l’acquisto di biglietti di trasporto (aerei e ferroviari) e la prenotazione di alloggi (in hotel e case private).

Nel 2016, i web shopper italiani, ossia i consumatori che hanno effettuato almeno un acquisto online nell’anno, crescono del 7% annuo e raggiungono quota 19 milioni, pari al 60% circa degli internet user. Tra questi, gli acquirenti abituali, quelli che effettuano almeno un acquisto al mese, raggiungono i 12,9 milioni e generano il 91% della domanda totale eCommerce (a valore), spendendo online in un anno, mediamente, 1.382 euro ciascuno. Il bacino di utenti dell’eCommerce B2C italiano è decisamente inferiore a quello dei principali mercati eCommerce europei: in UK gli web shopper sono 48 milioni (l’85% degli internet user), in Germania 55 milioni (l’81% degli internet user) e in Francia 41 milioni (il 76% degli internet user).

Gli acquisti legati al turismo hanno un valore complessivo di 52 miliardi, una crescita del 3% rispetto al 2015. L'incremento degli acquisti deriva per lo più dalla componente digital, in aumento dell'8%. Segmentando la spesa digitale, l'indagine evidenzia il protagonismo di tre prodotti che vedono aumentare le loro percentuali rispetto al 2015: i trasporti con il 72% del mercato (in crescita del 9% come valore), le strutture ricettive con il 16% (+6 punti percentuali), e i pacchetti viaggio con il 12% (+10%), per un totale di 10,3 miliardi, rispetto ai 9,5 del 2015.

Se all’interno del settore dei trasporti la suddivisione tra i vari mezzi non subisce mutamenti (80% aereo,17% treno, residuale il resto), nel mercato delle strutture ricettive il peso del comparto alberghiero diminuisce rispetto a quello extra-alberghiero, passando all’attuale 63% (nell’anno precedente era al 70%). Questo cambiamento è dovuto, in parte, all’utilizzo sempre più crescente delle piattaforme di sharing economy nel mondo dell’ospitalità.

Il business travel, inoltre, incide per oltre il 10% del transato online e, tenendo conto del suo impatto sul mercato tradizionale, si dimostra uno degli ambiti dai quali ci si può aspettare, nel futuro, più margini di crescita.

Infine, le oltre duemila realtà della ricettività del nostro Paese, che hanno partecipato all’indagine, hanno rivelato un elevato utilizzo degli strumenti digitali di promozione e relazione con la clientela durante tutte le fasi del viaggio. 




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venerdì 7 ottobre 2016

MARKETPLACE BY FACEBOOK, L'EVOLUZIONE DELL'ECOMMERCE

Facebook aumenta la sua penetrazione nel mondo dell'e-commerce con il radicale aggiornamento del servizio 'Marketplace', la cui nuova versione è già disponibile in Usa, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. 

Marketplace, spiega l'azienda, consentirà ora di gestire direttamente gli scambi tra singoli utenti che ora avvengono prevalentemente tramite i gruppi (numerosissimi, ad esempio, quelli riguardanti la compravendita di usato), offrendo una piattaforma strutturata per le transazioni che, secondo il project manager Bowen Pan, già 450 milioni di persone al mese effettuano attraverso il social network. Se da una parte non verrà pagata alcuna commissione, dall'altra la compagnia non avrà alcuna responsabilità su un eventuale cattivo esito dell'acquisto.

L’espansione di Facebook verso il mondo degli ecommerce, dimostra una volta di più quanto gli acquisti online siano diffusi. Il 44,7% degli italiani intervistati acquista da dispositivi mobili.



Questo dimostra quanto sia sempre più importante per le aziende essere pronte per vendere online, e Vikyanna, con la sua esperienza, è in grado di far approdare nel mondo dell’online shopping ogni azienda. L’obiettivo di ogni imprenditore è quello di guadagnare dalle proprie aziende, e l’ecommerce è un’ottima via di guadagno, a patto di sfruttare al meglio le possibilità che vengono offerte.



Marketplace di Facebook è solo l’ultima possibilità in ordine di tempo ad apparire, e i trend relativi ai ricavi degli ecommerce sono previsti in crescita costante. Cosa aspettate a contattare i nostri esperti?

sabato 1 ottobre 2016

ECOMMERCE: CHI OFFRE LA MIGLIORE ESPERIENZA DEL LUSSO?

Quando si tratta di acquisti online, i clienti sono attentissimi, soprattutto quando spendono cifre elevate per acquistare prodotti di lusso. Si aspettano di ricevere un elevato livello di attenzione e personalizzazione nel digitale, così come lo richiedevano offline.



La nuova ricerca “The Online Purchase Experience Ranking”, pubblicata da ContactLab ed Exane BNP Paribas, analizza l’esperienza di acquisti online nel settore di lusso. Prendendo in considerazione 36 brand del lusso globalmente riconosciuti, ContactLab ha esaminato i punti di contatto fisici e digitali della customer experience e rivela che meno della metà di questi brand utilizzano le best practice durante il consumer journey.

I punti di contatto fisici riguardano le opzioni e l’efficienza della consegna, il confezionamento esterno e interno e le politiche di reso, mentre i punti di contatto digitali si occupano delle comunicazioni di acquisto e reso, il processo del ordine e il Servizio Clienti Online. Nel complesso pubblicato da ContactLab, che rappresenta i risultati della ricerca, i punti di contatto fisici e digitali sono misurati sui due assi.

Nella mappa, Balenciaga e Fendi sono i marchi più alti in classifica, seguiti da Saint Laurent, Chanel e Coach, mentre Michael Kors e Swatch hanno ancora un ampio margine di miglioramento.

Buoni risultati sono ottenuti dalle categorie di Servizio Clienti Online, Ordini e Consegna, ma il potenziale del cross-channel non è pienamente sfruttato negli acquisti online. Solo quasi la metà del panel offre la possibilità di effettuare resi e cambi in negozio, alcuni marchi non sono disponibili a rispondere alle richieste di assistenza clienti e molto bassa è anche l’attenzione nel confezionamento dei prodotti.

Lo studio rivela che i brand di lusso rischiano di perdere la redditività dei clienti se non riescono ad interagire con loro. Come commenta Marco Pozzi, consulente per ContactLab e autore della ricerca: “Sono ancora troppi i brand che non prestano attenzione a quei piccoli dettagli che fanno la differenza”. Questo significa concentrarsi sull’intero percorso di acquisto e offrire ai consumatori la sensazione di lusso dal momento che viene effettuato l’ordine, al momento che arriva il prodotto alle proprie mani.

     Maria Christidou


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martedì 6 settembre 2016

PRADA PUNTA SUL DIGITALE: ECOMMERCE E SOCIAL NETWORK

Il gruppo di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli da 3,547 miliardi di euro di ricavi porta online oggi, per la prima volta, le collezioni ready to wear donna sui portali multibrand Mytheresa.com e Net-a-porter. A settembre tocca all’uomo. È il primo step di una strategia che punta a far raddoppiare il fatturato dell’e-commerce entro il 2018. Obiettivo «Raddoppiare il giro d’affari dell’e-commerce entro il 2018».

Prada punta dunque sulla strategia digitale e lancia un piano dedicato al web che era stato già annunciato in occasione della conference call a commento dei dati di bilancio annuali.
Investimenti notevoli sul canale digitale e sui social network.


Un passo decisamente storico per il marchio milanese, che porta per la prima volta su web tutto l’abbigliamento che sarà disponibileattraverso due piattaforme multibrand e non attraverso il sito web di proprietà, che finora rendeva disponibile solamente gli accessori. 

Da oggi infatti è possibile visionare due portali protagonisti dell’e-commerce multibrand, Mytheresa.com e Net-a-porter, che offriranno una selezione dei look ready to wear donna e degli accessori della casa di moda.  Mr Porter rende già disponibile anche la collezione maschile autunno-inverno 2016/17. 

La stragegia dichiarata del gruppo è «Raddoppiare il giro d’affari dell’e-commerce entro il 2018». E vuol farlo attraverso la fidelizzazione di un target molto attivo sui social, età intorno ai 40 anni, attraverso una comunicazione multicanale già utilizzata ampiamente dai brand del lusso. 

Per raggiungere i millennial, invece, la strategia prevede Snapchat come social newtork, un canale già attivo da febbraio, sulla piattaforma cinese Sina Weibo.

Del resto già nel 2015, Prada e Miu Miu avevano promosso iniziative simili legate ai social media. Miu Miu, che su Instagram conta 1,9 milioni di seguaci, ha lanciato una music app dedicata. 

E sempre su questo social media Prada ha totalizzato nel 2015 6,9 milioni di fan (+167% rispetto al 2014), salendo a 7,2 milioni nel corso dell’ultima fashion week milanese dedicata alla donna e toccando il tetto dei 7,8 milioni.

Il futuro del gruppo sembra dunque sempre più passare anche attraverso il web:  «Prada è il marchio che ogni retailer vorrebbe vendere ma che pochi posso farlo e noi siamo onorati di essere parte di questa nicchia», ha dichiarato Federico Marchetti, ceo di Ynap.

Lo stesso che ha dichiarato anche Michael Kliger, presidente del sito mytheresa.com, che ha dimostrato toni entusiastici per  questo punto di svolta digitale dell'azienda, che verrà accompagnato da una strategia di comunicazione dedicata.

"Grazie alla realizzazione della prima fase di ristrutturazione di alcuni processi operativi e manageriali, con il lancio di varie iniziative che permetteranno al gruppo di rispondere rapidamente alle nuove richieste di un mercato in rapida evoluzione, vedo in quest'anno un punto di svolta", commenta Patrizio Bertelli. Il CEO dell'azienda ha fatto particolare riferimento a tre punti chiave:

1) investimenti sulla piattaforma e-commerce con l'obiettivo di raggiungere una copertura globale entro due anni; 

2) pianificazione dell'offerta per adattarla alle necessità dei singoli mercati 

3) aggiornamento continuo del canale di punti vendita con abbandono di aree non strategiche a favore di aperture su mercati più promettenti. 

"Il gruppo tornerà a crescere, puntando sul valore che ha reso l'azienda Prada iconica: la qualità, l'innovazione e la capacità di seguire le tendenze e interpretarle", a infine commentato Bertelli.

venerdì 26 agosto 2016

IN ITALIA GLI ECOMMERCE RENDONO?

Quando si parla di ecommerce, in molti casi si pensa ad un acquisto fatto da pc, mentre siamo a casa o a lavoro. La realtà invece è un'altra, e ci rivela come gli acquisti fatti da dispositivi mobili siano in aumento.



Come si può notare da questa immagine, il possesso di smartphone per mercato di riferimento supera il 50% in tutti i paesi analizzati, con un massimo di 80,9% in Francia L'Italia, dal canto suo, nonostante una penetrazione relativamente inferiore, durante lo scorso anno è stata il mercato con il tasso di crescita maggiore in assoluto, registrando un aumento del 13,4% rispetto al mese di aprile 2015. Spesso, i mobile shopper scelgono di compiere acquisti da app o browser; sebbene l'utilizzo di applicazioni nel complesso costituisca la componente principale del consumo di contenuti da mobile, gli acquisti compiuti da browser sono risultati superiori a quelli completati da app in tutti e cinque i mercati nel mese di aprile. Nei mercati analizzati, oltre il 60% degli utenti che ha compiuto acquisti online ha scelto di farlo visitando i relativi siti da browser mobile.





Nel 2015 gli utenti italiani che hanno fatto acquisti da mobile, hanno mostrato una lieve preferenza per lo smartphone rispetto al tablet, mentre negli altri paesi analizzati in questo grafico la preferenza è molto più accentuata. Questo dimostra l’importanza di avere un ecommerce fruibile in modo semplice anche da mobile.


lunedì 11 luglio 2016

E-COMMERCE IN ITALIA: TIRIAMO LE SOMME

Quale sarà l’evoluzione relativa al mercato dell'e-commerce in Italia? L'agevolatore d'impresa Vikyanna traccia il quadro della situazione e preannuncia importanti novità nel settore.



Partendo dai dati del noto sito di statistiche Statista.co sul numero di persone che usano gli e-commerce in Italia e i ricavi, espressi in milioni di dollari, è stato realizzato questo geafico che ne analizzano il trend evolutivo. 

Complice il fatto che in Italia le persone con una buona cultura digitale sono il 19%, possiamo notare che è previsto un aumento delle persone che usano gli e-commerce per i loro acquisti,. Nel 2020 le previsioni parlano di 20,4 milioni di italiani dediti agli acquisti negli e-commerce, contro i 17,7 milioni del 2015.

Secondo quanto riportato da uno studio della Casaleggio Associati, nel 2015 si è calcolato un ricavo di 28,8 miliardi di euro, in gran parte legati al tempo libero e al turismo.

Gli italiani quindi sono ormai abituati ad acquistare servizi online legati alle vacanze, mentre per quasi ogni altra necessità si rivolgono ancora ai negozi fisici, anche se sono abituati a frequentare i negozi online per avere recensioni, informazioni e comparazioni di prezzo. Se il trend pronosticato da Statista si rivelerà corretto, il fatturato derivante dagli e-commerce aumenterà in ogni comparto, sia per l’aumento degli utenti interessati, sia per una maggiore abitudine e propensione all’uso del commercio elettronico da parte degli utenti.

Nel rapporto sull’online retailing in Europa, Usa e Canada (curato da Retailmenot.it), l’Italia e la Spagna vengono descritte così:

Italy and Spain. These countries have immature online markets. There is no tradition of catalogue sales (often cited as a factor in early adoption of online buying), the quality of the postal and delivery systems is variable as is telephony, many consumers do not use credit cards and the major retailers have tended to use websites, if at all, simply as catalogues for people wishing to buy goods in‐store. Although market shares have been historically low, the markets are now changing with Spain growing last year to achieve a market share of 3.0% ($11.14 bn [€8.13 bn]) and the Italian market also grew by 19.0% to produce a market share of 2.1% ($8.64 bn [€6.31 bn]). The ownership of smartphones, particularly in Italy, is expected to overcome some of Italy’s telephony problems with broadband. 

Secondo retailmenot.con, l’Italia è un mercato online ancora immaturo, che sconta diversi problemi legati alle comunicazioni, sia per quanto riguarda il servizio postale e di consegna degli ordini, sia per quanto riguarda le infrastrutture tecnologiche, specialmente in merito alla telefonia mobile. Possiamo quindi affermare che per incrementare l’uso degli e-commerce, in Italia bisogna formare le persone all’uso responsabile di Internet (e su questa strada si pone la nuova sit-com “Complimenti per la connessione”)e migliorare le infrastrutture esistenti.

mercoledì 6 luglio 2016

Alle PMI conviene l'eCommerce: mercato del fashion cresce del 25% e oltre i 1,8 miliardi di euro.

Crescono soprattutto gli acquisti online via smartphone.


ecommerce



L’eCommerce traina le vendite del Fashino in Italia. Quest’anno il settore avrà una crescita del 25% (oltre 1,8 miliardi di euro totali, con un incremento in valore assoluto di 365 milioni di euro) ed entro la fine 2016 arriverà a occupare una quota del 10% di tutte le vendite online in Italia, secondo solo all’informatica-elettronica. Più in particolare i capi di abbigliamento occupano il 55% del comparto e gli accessori il 45%.

Crescono di molto la domanda e gli acquisti fashion via smartphone che aumentano del 26% e superano quota 350 milioni di euro, diventando  uno dei settore con la più alta penetrazione (19%) degli acquisti da smartphone sul totale domanda eCommerce. 
A questi dobbiamo aggiungere gli acquisti da tablet che raggiungono il 33% del totale domanda online.

Sono i dati frutto del risultati du una ricerca di mercato dell'Osservatorio eCommerce B2C, giunto alla quindicesima edizione e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

“L’Abbigliamento è uno dei comparti merceologici più dinamici dell’eCommerce B2c italiano per almeno tre ragioni: ritmo di crescita superiore a quello medio del commercio elettronico, offerta eterogenea e in continuo fermento, e, infine, spiccata propensione all’innovazione” – afferma Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – Negli ultimi 5 anni, il tasso di crescita medio annuo dell’abbigliamento è stato pari al 30% circa, il doppio rispetto a quello dell’eCommerce nel suo complesso (+15% circa), sia nella domanda (acquisti dei consumatori italiani da merchant sia italiani sia stranieri) sia nell’offerta (vendite dei merchant con sede operativa in Italia a consumatori italiani e stranieri)”.

“Il comportamento di consumo degli acquirenti di fashion è caratterizzato da un approccio omnicanale, nel quale sia i touch point fisici che quelli digitali giocano un ruolo chiave – precisa Roberto Liscia, Presidente Netcomm - Questo nuovo customer journey è stato ben compreso dalle aziende fashion, che negli anni hanno apportato numerose innovazioni alla customer experience: dall’utilizzo dei social come canale di comunicazione e di customer care, ai totem virtuali nei punti vendita fisici per prenotare i capi non disponibili al momento”. 

Per ultimo segnaliamo come iniziative quali il Black Friday o il Cyber Monday hanno permesso di realizzare in appena due giorni oltre il 5% del totale fatturato online, circa 10 volte il valore delle vendite registrate nello stesso intervallo di tempo in altri periodi dell’anno.


mercoledì 15 giugno 2016

ECOMMERCE: È BOOM PER 15MILA IMPRESE ITALIANE

Raddoppiate in 6 anni. Rincorsa più veloce in Abruzzo e Puglia. Ma il fenomeno cresce a doppia cifra anche in Lombardia e nel Nord Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia).  



Borse, cosmetici, accessori, gadget, abbigliamento, articoli per bambini e per la pesca. Ma anche auto e moto, casalinghi, vino, scarpe, biciclette, parquet, prodotti elettronici e farmaceutici, libri, occhiali, giocattoli fino alle "piante di acqua dolce", ai sistemi di allarme e ai servizi di pompe funebri. 

"È solo una piccola frazione di quello che si può comprare sul web attraverso le quasi 15mila aziende operanti nel settore delle vendite online che, a fine 2015, risultavano iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio" - spiega Stefano Pigolotti, fondatore di Vikyanna, azienda di formazione manageriale e di servizi e soluzioni per l'agevolazione di impresa .

l ritratto del fenomeno emerge dai dati elaborati da InfoCamere per Unioncamere, secondo i quali il 'boom' delle imprese di vendita via internet (circa 9mila imprese in più) corrisponde quasi alla perfezione all'intero saldo del settore del commercio nell'arco degli ultimi sei anni. 

Confrontando il segmento delle vendite web con l'intero mondo del commercio, tra il 2009 e il 2015 le imprese della vendita al dettaglio attraverso internet sono infatti aumentate di 8.994 unità, pari ad una crescita del 151,6% (in media il 25,3% all'anno).

Nello stesso periodo, l'insieme del settore del commercio al dettaglio - poco più di 870mila aziende - ha "guadagnato" solo 7.170 imprese, pari ad una crescita dello 0,83% nell'arco dei sei anni. Considerando anche chi vende all'ingrosso, l'intero comparto del commercio - costituito da 1,5 milioni di imprese - ha fatto un passo praticamente impercettibile: 1.876 aziende in più, lo 0,12%.

Come dire che l'intera crescita - in termini di operatori - del commercio, si rispecchia nel saldo di quelli che hanno scelto il web. A guidare la corsa del commercio virtuale sono gli imprenditori abruzzesi (+260% le imprese con sede nella regione adriatica, nel periodo considerato), seguiti da quelli pugliesi (+218%) e da quelli campani (+202%). In termini assoluti, la crescita più consistente si registra invece in Lombardia (1.694 imprese in più nei sei anni), in Campania (+1.069) e nel Lazio (+983). La classifica delle prime tre regioni si rimescola, infine, guardando alle province: prima è Roma (1.384 le imprese con sede in provincia alla fine del 2015), seconda è Milano (1.260) e terza Napoli (897)

venerdì 1 aprile 2016

L'ECOMMERCE CRESCE A DOPPIA CIFRA: MA LA VOSTRA AZIENDA È PREPARATA?

Altro che crisi dei consumi. Aumentano le vendite al dettaglio online e gli acquisti via web sono destinati a crescere: il giro d’affari, legato agli ecommerce nel 2015, ha toccato quota 16,611 miliardi di euro. Eppure solo il 4% delle aziende italiane possiede un ecommerce, contro la media deuropea del 17%. Perdendo così una grossa fetta di mercato.


Per l'e-commerce già l'anno scorso è stato un Natale da record. Così infatti scriveva  il Sole 24 Ore «Le vendite sono state le migliori di sempre, superiori alle aspettative: "Avevamo stimato acquisti tramite commercio elettronico per 2,5 miliardi di euro. Abbiamo invece raggiunto i 3 miliardi, con un aumento su base annua del 28 per cento". 

A questa crescita si accompagna anche un aumento delle vendite online che acquisirà in questa stagione un ruolo sempre più importante.

Il Mobile ha ormai un ruolo di primo ordine nella crescita dell’e-commerce soprattutto nei periodi di festa.  La crescita più grande arriverà grazie all’utilizzo degli smartphone, i consumatori infatti si trovano ormai più a proprio agio nell’utilizzo di questi device, che presentano anche schermi più grandi rispetto a quelli rilasciati solo pochi anni fa.

I settori che influiscono alla crescita del commercio elettronico in Italia sono:
  • 31% – Editoria
  • 21% – Informatica e elettronica (di consumo)
  • 19% – Abbigliamento
  • 14% – Turismo

Il giro d’affari, legato agli ecommerce nel 2015, ha toccato quota 16,611 miliardi di euro, ma continiamo a rimanere indietro rispetto, non soltanto all’America, ma anche rispetto ad altri stati europei come Francia e Gran Bretagna: solo il 4% delle aziende possiede infatti un ecommerce contro il 17% della media europea!

COME AVVIO UN'ECOMMERCE PER LA MIA ATTIVITÀ DI IMPRESA?

Per non farvi cogliete impreparati, scrivete a Vikyanna o chiamate direttamente in sede. Vikyanna organizza corsi gratuiti per l'avviamente all'ecommerce e può mettervi in grado di affrontare questa nuova sfida con dignità ed efficienza.