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giovedì 22 dicembre 2016

MEDIE IMPRESE: COME RECUPERARE TERRENO (E FATTURATO)?

Le medie imprese di tutta Europa hanno bisogno di innovare con la digital transformation per competere e puntare alla crescita di fatturato. I risultati di una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes mettono in evidenza un possibile percorso di sviluppo. (A cura di David Mills, CEO di Ricoh Europe)


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Cosa si potrebbe fare con 433 miliardi di euro? Si potrebbero ad esempio realizzare i 77.000 km della rete autostradale americana oppure sovvenzionare oltre un centinaio di missioni su Marte . Di fatto, l’intera economia della Polonia genera all’incirca quella cifra .
Da una recente ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes è emerso che le 75.000 aziende di b dimensioni presenti in Europa perdono potenzialmente 433 miliardi di euro di fatturato ogni anno.


Quali sono le cause? Cosa possono fare le medie imprese per recuperare fatturato?

Partiamo dal fatto che, come messo in evidenza dalla ricerca Ricoh, le medie imprese soffrono della “sindrome del figlio di mezzo” se paragonate alle start-up e alle grandi aziende a cui è infatti principalmente rivolto il supporto da parte dei Governi e dei legislatori. Si tratta di una grande occasione perduta, dal momento che le medie imprese rappresentano il motore dell’economia europea.

Il 93% di queste aziende mette in evidenza l’esistenza di freni che impediscono loro di raggiungere il pieno potenziale. Tra i principali ostacoli:
•    Requisiti normativi complessi e che richiedono ingenti investimenti
•    Difficoltà nell’attirare nuovi talenti
•    Difficoltà nell’ottenere finanziamenti per nuove tecnologie a supporto della crescita
Le medie aziende non dovrebbero stare ad aspettare che cadano i vincoli burocratici, ma rimboccarsi le maniche ed agire per recuperare fatturato. Su quali aspetti concentrarsi?

1.  Il futuro è interconnesso

Per avere successo nell’attuale mercato competitivo, le aziende devono riuscire ad essere il più agili possibili sia all’interno – ad esempio nell’ambito della Ricerca e Sviluppo o nella condivisione delle informazioni – sia all’esterno per rispondere rapidamente alle richieste dei clienti. La buona notizia sta nel fatto che le tecnologie per la digitalizzazione sono ormai alla portata di tutte le aziende che vogliono introdurre modalità di lavoro più flessibili e smart. La ricerca ha messo in evidenza come il 30% del campione delle medie aziende deve ancora implementare tecnologie per la digitalizzazione. Per le realtà che invece lo hanno già fatto i benefici sono chiari: il 65% delle aziende che ha implementato tecnologie digitali sostiene che questa innovazione abbia consentito loro di superare i competitor.

2.  Ridurre i costi con la digital transformation

Oltre ad aumentare la flessibilità, la digital transformation porta ad una significativa riduzione dei costi operativi. Ad esempio, digitalizzando i processi di fatturazione e di gestione del cash flow non è più necessario tracciare i flussi documentali cartacei e le aziende possono utilizzare la risorsa più preziosa – il tempo – per gestire attività strategiche per il business. Questo migliora la produttività, velocizza i cicli di pagamento ed elimina i costi per la produzione, distribuzione e gestione delle fatture.

3.  Normative: prevenire è meglio che curare


Come detto, la complessità normativa è citata nelle ricerca tra i principali ostacoli alla crescita. Una possibile strada è quella di lavorare con partner in grado di gestire tale complessità, scegliendo soluzioni certificate o pacchetti di servizi per stare al passo con i cambiamenti normativi. Ad esempio, come conseguenza della maggiore diffusione dello smart working, i dispositivi aziendali e i dati in essi contenuti devono essere sempre più protetti. A breve un nuovo regolamento europeo introdurrà pesanti sanzioni in relazione alla data breach, sanzioni che metteranno in difficoltà anche le grandi aziende. Quelle di medie dimensioni devono quindi riuscire a gestire fin da subito gli accessi ai dati, trovando soluzioni che abilitino lo smart working senza compromettere la sicurezza delle informazioni.

Non c’è dubbio che le medie aziende abbiano ambiziosi obiettivi di crescita: il 38% delle medie aziende europee sta pianificando di quotarsi in borsa, mentre il 21% intende attuare operazioni di merger and acquisition. Anche se attualmente sembra che manchi l’adeguato supporto, non è detto che il potenziale resti irrealizzato. Puntare sulle tecnologie potrebbe essere un buon punto di partenza per aiutare le medie imprese a recuperare la loro parte dei 433 miliardi di euro potenzialmente disponibili.



martedì 13 dicembre 2016

MULTINAZIONALI ESTERE IN ITALIA: LA METÀ È IN LOMBARDIA

A fornire i dati è il Rapporto Ice (l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane).



Le multinazionali estere puntano sulla Lombardia. E lo fanno senza esitazioni: sono 5.300 quelle presenti sul  territorio lombardo, ben il 47 per cento del dato totale nazionale.

La seconda regione in classifica, il Piemonte, raggiunge quasi le mille unità e “vale” dunque, da questo punto di vista, meno di un quinto della Lombardia. Di pari passo anche il numero di addetti al lavoro in queste imprese: quasi mezzo milione di persone (424.339 per la precisione) all’opera all’interno del nostro territorio, il 43 per cento del totale, che è pari a 987.570.

Un altro dato particolarmente significativo è la capacità delle multinazionali presenti in Lombardia di valorizzare la loro attività sul nostro territorio: il fatturato totale è pari a 218,06 miliardi di euro, una cifra neanche lontanamente paragonabile con quella delle altre regioni italiane, e pari a quasi la metà (il 43,2 per cento) del fatturato espresso da tutte le multinazionali attive nel nostro Paese. A fornire i dati è il Rapporto Ice (l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane). L'Italia nell'economia internazionale, all’interno del quale sono state elaborate informazioni tratte dalla banca dati Reprint (Politecnico di Milano-Ice) che ha scattato un’istantanea della situazione nazionale alla data del 31 dicembre 2015.

NUMERO IMPRESE: LA SECONDA REGIONE VALE MENO DEL 20% DELLA LOMBARDIA

Provando a stilare delle graduatorie complete relative ai dati appena forniti, emerge in tutta chiarezza il gap che in questo campo separa la Lombardia dalle altre regioni italiane. Se si considera il numero di imprese, dopo i primi due posti già segnalati di Lombardia (5.300) e Piemonte (998), si piazza il Veneto con 961. Fuori dal podio, l’Emilia Romagna con 909; seguita da Lazio (888), Trentino Alto Adige (496), Toscana (494), Liguria (264), Friuli Venezia Giulia (178), Campania e Sicilia (128), Puglia (113), Marche (108), Abruzzo (87), Umbria (69), Basilicata (62), Sardegna (50), Calabria (33), Val d’Aosta (17) e infine Molise (11).

NUMERO ADDETTI: IN LOMBARDIA LAVORO PER OLTRE 400MILA PERSONE

Per quanto riguarda invece il numero di addetti all’interno delle imprese, in tutta Italia se ne contano quasi un milione, sono infatti 987.570. Agli oltre 400mila al lavoro in Lombardia, fanno seguito in graduatoria al secondo e terzo posto, rispettivamente i 151.626 del Lazio e i 103. 873 del Piemonte. È poi il turno di Emilia Romagna (68.571), Veneto (58.089), Toscana (41.588), Liguria (27.491), Abruzzo (21.634), Friuli Venezia Giulia (20.889), Trentino Alto Adige (17.481), Campania (15.423), Marche (12.145), Umbria (6.292), Puglia (6.290), Sardegna (3.919), Sicilia (3.511), Val d’Aosta (1.802), Calabria (1.634), Basilicata (526) e Molise (447).

FATTURATO: LA LOMBARDIA VALE QUASI LA METÀ DEL DATO NAZIONALE

Anche per quanto riguarda i volumi di fatturato, la situazione rimane pressoché invariata. Al primo posto isolato della Lombardia, che come anticipato rappresenta quasi la metà del dato nazionale, fa seguito il Lazio con un valore inferiore della metà e pari a 104,73 miliardi di euro. È poi il turno del Piemonte, con 36,958 miliardi di euro. Seguono, Emilia Romagna (27,38 miliardi di euro), Veneto (25,09), Toscana (21,2), Liguria (16,2), Sardegna (10,43), Abruzzo (7,68), Trentino Alto Adige (7,54), Sicilia (7,33), Friuli Venezia Giulia (6,58), Campania (4,13), Marche (3.99), Umbria (2.79), Puglia (2,37), Val d’Aosta (1,2), Calabria (0,39), Basilicata (0,17) e Molise (0,12).

Link:
http://www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it/wps/portal/LS/Home/Appro

lunedì 12 dicembre 2016

SHARING ITALY: A TORINO SI CELEBRA L'ECCELLENZA DELLE IMPRESE ITALIANE

L'Italia sta cambiando. Ecco le 150 imprese che possono aiutarla: il più importante format sull’eccellenza delle imprese italiane mai prodotto in Italia. Appuntamento il 30/31 marzo 2017 al grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino.

Lunedì scorso Filmmaster Events ha realizzato per Intesa Sanpaolo la presentazione a Milano di Sharing Italy, il più grande progetto nato per coinvolgere pensatori innovativi e imprese d’eccellenza per immaginare insieme il futuro economico e imprenditoriale dell’Italia. 



sabato 3 dicembre 2016

CREARSI UNA NICCHIA DI MERCATO: I VANTAGGI DELLA CODA LUNGA PER LE PMI

Il concetto di "coda lunga" (in inglese Long Tale) è stato proposto per la prima volta nel 2004 da Chris Anderson, direttore di Wired e autore del libro The Long Tail. Secondo Chris Anderson per le PMI il futuro risiede proprio nella coda lunga determinata dai mercati di nicchia.


Nel grafico che rappresenta questa teoria, la parte alta della curva della domanda rappresenta il consumo di massa, preponderante fino a qualche anno fa, in cui pochi prodotti raggiungevano alti volumi di vendita e in cui alcuni big players dominavano il mercato sforzandosi di interpretarne globalmente gusti, necessità e consumi.

La coda lunga è un nuovo modello economico-commerciale che sovverte le consuete logiche di mercato, in cui viene offerto un prodotto o un servizio in risposta ad una domanda: nella logica della coda lunga, se l’offerta aumenta anche la domanda continua a crescere con costanza. Se si realizza un grafico di questa teoria economica su assi cartesiani, il risultato ottenuto sarà una curva con l’estremità a sinistra (la testa) che raggiunge valori molto alti e l’estremità destra (la coda) tendente all’infinito.

venerdì 29 luglio 2016

RICERCA E INNOVAZIONE: UN DIALOGO CONCRETO FRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Nel seguente articolo presentiamo la testimonianza di una storica azienda meccanica bolognese operante in oltre 60 Paesi in tutto il mondo e del grande valore della collaborazione con le università nella ricerca per l’innovazione e lo sviluppo tecnologico. 

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Lo scorso 8 luglio a Rimini, in occasione della Summer School del Master MIT in “Management of Research, Innovation and Technology” del Politecnico di Milano, Varvel SpA, storica azienda meccanica bolognese specializzata nella progettazione e produzione di riduttori e motoriduttori operante in oltre 60 Paesi in tutto il mondo, ha partecipato ad una conferenza sull’importante rapporto di collaborazione fra le università e le aziende che fanno della ricerca e dell’innovazione i loro punti di forza

Un’impresa con una tradizione di oltre 60 anni alle spalle come Varvel deve sempre ricercare l’innovazione e il miglioramento per continuare ad affermare il proprio ruolo: per fare ciò ha potuto stringere rapporti di collaborazione con le principali università dell’Emilia Romagna. 



La prima occasione di collaborazione si è presentata nel 2007 per un bando regionale per la costituzione di una rete di laboratori e centri di ricerca per il settore della meccanica avanzata: è stato l’inizio di un rapporto proficuo con il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che ha permesso lo sviluppo di ulteriori progetti ancora più importanti ed impegnativi. Tra il 2008 e il 2010 è stata la volta del progetto per la realizzazione di un motoriduttore in grado di funzionare senza l’utilizzo di lubrificanti tradizionali, con un impatto ambientale azzerato. 

L’azienda ha anche partecipato con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara al progetto “VIBRACUSTICA”, il cui obiettivo era lo studio di metodi e tecniche innovative per l’ottimizzazione vibro-acustica delle macchine industriali e, nel caso specifico, dei riduttori meccanici. In collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia, Varvel ha partecipato al Progetto MeNaCo “Development of fast metrological method for in-line monitoring of ternary nanostructured coatings” coordinato dall’Università tedesca Fraunhofer IWM.

mercoledì 13 luglio 2016

IN CRESCITA L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL'ECONOMIA ITALIANA

Segnali positivi sul fronte dell'economia italiana: le aziende che si sono orientate verso i mercati esteri sono cresciute nell'utlimo anno, con un aumento delle esportazioni di beni e servizi del 4,3%. 

internazionalizzazione vikyanna

Nell'ultimo triennio  la quota sull'export mondiale si è assestata intorno al 2,8% favorita dalla vivacità della domanda di beni di consumo per la persona e per la casa. Il vero motore di tutto ciò sono le piccole e medie imprese che realizzano quasi la metà dei prodotti portati all'estero. È quanto evidenzia il Rapporto ICE 2015-2016 sull'Italia nell'economia internazionale. 
I segni di ripresa dell'economia, spiega il rapporto, sono evidenti: gli esportatori sono cresciuti nel 2015, raggiungendo il numero record di oltre 214.000 operatori, è salito il valore medio delle esportazioni per impresa, che ha sfiorato 1,9 milioni di euro, e la media di mercati esteri per azienda ha raggiunto quota 5,85. Nel 2015 la forte accelerazione delle importazioni di beni e servizi (+6%) non ha impedito al surplus della bilancia commerciale di ampliarsi ulteriormente, raggiungendo il 2,2%, grazie al forte calo delle materie prime importate e all'accelerazione delle esportazioni (+4,3%), favorita dal deprezzamento dell'euro. 

L'Agevolatore di impresa Vikyanna consiglia alle imprese che intendano internazionalizzare la propria offerta, di curare gli aspetti organizzativi tra cui:

Preparare con cura il vostro piano export (analisi del mercato) 
Senza un'adeguata pianificazione infatti qualsiasi progetto di internazionalizzazione è destinato a fallire. Occorre raccogliere informazioni, attivare contatti, prevedere spese di viaggio, eventualmente adattare i prodotti e i servizi offerti alle esigenze dei mercati locali, ecc. Serve quindi un dettagliato piano export, fondamentale per l'accesso al credito e ai finanziamenti.


Accertatersi che gli obiettivi siano definiti in base alle vostre risorse (budgetizzazioni) 
Per capire se un'azienda è pronta ad esportare è necessario procedere all'analisi delle risorse interne: le competenze e le esperienze del capitale umano, le capacità di marketing (di analizzare i mercati e definire un'offerta competitiva utilizzando le leve di marketing) e le risorse tecniche. Si passa poi all'analisi delle risorse finanziarie: i costi di avvio dell'iniziativa, le previsione di ricavo (a 3–5 anni), le fonti di finanziamento, ecc.

Curate l'efficienza dell'assetto organizzativo interno (ottimizzazione) 
Per gestire il processo di internazionalizzazione va ridefinita l'organizzazione interna dell'azienda: il grado di coinvolgimento della proprietà e del management; l'esperienza e la conoscenza aziendale in tema di esportazione; i rapporti tra l'esportazione e le altre attività dell'impresa; lo staff export, un vero e proprio team dedicato. È fondamentale che l'andamento del progetto sia monitorato in modo continuo e costante, per essere sempre in grado di modificare la rotta.

Vikyanna si occupa della gestione e organizzazione di reti commerciali, basandosi su vari modelli, dai più tradizionali, al network marketing e e-commerce.


Alcuni servizi proposti da Vikyanna:
  • Analisi dei mercati
  • Generazione e/o ottimizzazione piano commerciale
  • Corsi specifici
  • Budgettizzazioni

domenica 10 luglio 2016

CSBNO PER… IL NETWORK DEL SAPERE E DELLA CULTURA PER L'IMPRESA

Dalla rete di biblioteche al network tra e per le imprese
 
Paderno Dugnano - Mercoledì 13 luglio, a partire dalle 17, si terrà presso il Museo Storico Alfa Romeo un incontro promosso dal CSBNO (Consorzio Sistema Bibliotecario Nord-Ovest) per la presentazione dei nuovi servizi offerti al mondo delle imprese, degli operatori economici e dei professionisti del territorio. Per la prima volta la rete delle biblioteche si rivolge al settore produttivo con servizi per la promozione dell’azienda, il supporto alla formazione, l’analisi di nuove proposte logistiche, di innovazione, di marketing e crowdfunding.
Obiettivo: operare da punto di riferimento e interscambio fra le realtà imprenditoriali e professionali del territorio, facendo leva su una rete di relazioni e collegamenti forte e consolidata.

giovedì 26 maggio 2016

PMI: PREMIO CHIAVE A STELLA 2016

Al via il bando per l’ottava edizione del Premio promosso da API Torino, l'Associazione della Piccole e Medie Imprese. Candidature aperte fino a giovedì 30 giugno 2016.
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Il Premio sarà attribuito a due aziende del Piemonte che si sono contraddistinte per la capacità di esprimere e coniugare innovazione e tradizione, nonché per l’eccellenza del proprio prodotto e la valorizzazione del territorio in Italia e all’estero. Menzioni d’onore vengono anche attribuite ad aziende di particolari settori d’attività. All’edizione 2016 del Premi possono partecipare tutte le PMI con sede in Piemonte.
A tutte le imprese che partecipano all’iniziativa, viene data la possibilità di usufruire di un plafond di 40 milioni di euro messo a disposizione da Unicredit per investimenti legati allo sviluppo della produzione e dell’innovazione.